Etruschi

Da Trieste.

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Cartina con i maggiori centri etruschi, ed "espansione" della civiltà etrusca nel corso dei secoli
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Cartina con i maggiori centri etruschi, ed "espansione" della civiltà etrusca nel corso dei secoli

+++ DA SISTEMARE +++

Dalla cartina possiamo notare come gli Etruschi fossero arrivati sul mare Adriatico e, essendo anche un popolo di navigatori, si può ipotizzare un loro contatto via mare, se non via terra, con le popolazioni della costa dalmata e istriana, compresa la zona attorno a Trieste.

Gli Etruschi sono un popolo dell'Italia antica affermatosi, in un'area denominata Etruria corrispondente alla Toscana, all'Umbria fino al fiume Tevere e al Lazio settentrionale, con propaggini in Campania e verso la zona padana dell'Emilia-Romagna, a partire dall'VIII secolo a.C.

Nella loro lingua si chiamavano Rasena o Rasne, in greco Tyrsenoi (ionico ed attico antico: Τυρσηνοί, Türsenòi; dorico: Τυρσανοί, Türsanòi, entrambi col significato di "Tirreni" e poi "Etruschi", abitanti della Τυρσηνίη, Türsenìe, "Etruria").

La civiltà etrusca fiorì accanto a quella villanoviana a partire dal IX secolo a.C., e fu definitivamente inglobata nella civiltà romana entro la fine del primo secolo avanti cristo (alla fine di un lungo processo di conquista e assimilazione culturale che ebbe inizio con la data tradizionale della conquista di Veio da parte dei romani, nel 396 a.C.

Sulla loro origine e provenienza è fiorita una notevole letteratura, non solo storica e archeologica. Le notizie che ci provengono da fonti storiche sono infatti discordanti.

Secondo lo storico greco di nome Erodoto, gli Etruschi, popolo dalla cultura più evoluta rispetto alle altre etnie italiane, proverrebbero dall'Asia Minore salpando, dal porto di Smirne, a seguito di una carestia. Recenti studi condotti da ricercatori dell'Università di Pavia, che hanno comparato il DNA di diversi toscani con quello di altre popolazioni, confermerebbero tale versione. Il racconto di Livio li farebbe invece arrivare dal nord. Una terza tradizione, riportata dallo storico Dionigi di Alicarnasso, li considerebbe un popolo di origine autoctona.

Una teoria formulata dal linguista Massimo Pittau vedrebbe gli Etruschi provenire dalla Lidia, in accordo con il racconto di Erodoto. Tale migrazione, tuttavia sarebbe avvenuta per tappe, prima in Sardegna, dove avrebbe dato origine alla civiltà nuragica, intorno al XIII secolo a.C., e quindi sulle coste tirreniche dell'Italia centrale, dove la civiltà etrusca si sarebbe sviluppata a partire dal IX secolo a.C.. La teoria di Pittau si basa sulla supposta derivazione della lingua sarda e di quella etrusca dall'antica lingua lidia.

Secondo lo studioso Giovanni Ugas, gli Etruschi sarebbero piuttosto di origine autoctona, con la sovrapposizione di colonizzazioni sarde durante il I millennio a.C.; la migrazione, intorno al XII secolo a.C. sarebbe pertanto avvenuta a più riprese piuttosto da occidente verso oriente, e non il contrario. Ciò sarebbe confermato dalle citazioni nei documenti egizi dei Tereš o Turša (Tyrsenoi o "Tirreni") tra i Popoli del Mare, tra i quali sono compresi anche i Shardana, o Sardi: lo stesso termine "Tyrsenoi" in lingua greca potrebbe significare "costruttori di torri", che dimostrerebbe l'affinità fra la civiltà nuragica e quella etrusca.

Nel giugno del 2007, Alberto Piazza, genetista dell'Università di Torino, nella conferenza annuale della Società europea di genetica umana a Nizza, ha presentato i risultati di un'analisi innovativa compiuta utilizzando il DNA degli abitanti viventi da almeno tre generazioni nei centri di Murlo e Volterra, siti archeologici tra i più importanti. Mettendo a confronto i dati raccolti con quelli del Nord Italia, della Sicilia, della Sardegna, della Turchia e dell'isola di Lemnos in Grecia, si evince, nelle parole dell'autore, che il codice genetico «degli individui di Murlo e Volterra è molto più simile a quello dei Turchi. In particolare una precisa variante genetica è stata trovata nel campione di Murlo e solo nelle persone provenienti dalla Turchia». Certamente nel completare le ricerche effettuate, l'equipe degli studiosi guidati dal professor Piazza analizzeranno il Dna degli individui di altri centri toscani e valuteranno la presenza di continuità genetica tra gli antichi Etruschi e i toscani dei nostri tempi". Sarebbe l'ennesima conferma dell'attendibilità di Erodoto, proveniente ancora una volta da una metodologia scientifica d'avanguardia.

Numerose erano le città etrusche, tra le quali erano importanti, nella zona meridionale, Cerveteri, Tarquinia (all'epoca chiamata Tarchna), Vulci, Veio, Volsini e Sovana; in quella centrale Chiusi, Cortona, Arezzo, Perugia, Roselle, Vetulonia, Populonia; in quella settentrionale Pisa, Fiesole, Volterra, governate prima da re, poi da oligarchie. Tali città si raggruppavano talora in confederazioni o leghe di natura religiosa. Arricchendosi poi col tempo grazie ai prodotti delle terre circostanti, coltivate specialmente a frumento e ai fiorenti allevamenti animali, e sfruttando le miniere e i traffici, riuscirono ad affermarsi rapidamente, espandendosi, tra il VII e il V secolo a.C., a nord nella valle Padana, dove si affermarono specialmente le città di Felsina (Bologna), Mutna (Modena) Mantua (Mantova) e Misa (Marzabotto); collegate, verso l'Adriatico, con Spina, mediatrice degli influssi del mondo greco, e propizianti da nord il ricco commercio dell'ambra e dello stagno; a sud nel Lazio notevole è il tempietto rinvenuto in Alatri e conservato nel museo di Villa Giulia a Roma; sul mare, invece, serrata fu la competizione con le marinerie cartaginesi e greche. Anche se Roma non fu mai in stabile dominio etrusco, tuttavia la dinastia dei Tarquini, re di provenienza etrusca, riflette il prestigio e l'importanza delle città etrusche meridionali, con numerose tracce incancellabili lasciate nella religione, negli usi, in istituti ed edifici di Roma, largamente confermate anche dall'archeologia.

Il massimo di prosperità e di espansione fu raggiunto dagli Etruschi verso la metà del VI secolo a.C., tanto che, verso il 540 a.C., alleati dei Cartaginesi, sconfissero, nella battaglia di Alalia, davanti alla Corsica, i Focesi di Marsiglia, potentissimi sul mare. In questo periodo, gli Etruschi riuscirono a stabilire la loro egemonia su tutta la penisola italica, sul Mar Tirreno e, grazie all'alleanza con Cartagine, sul Mediterraneo Occidentale. L'arresto della loro espansione cominciò invece sul finire del secolo e fu seguito da declino nel V secolo a.C.. Prima fu Roma a liberarsi dalla loro supremazia con la cacciata, verso il 510 a.C., dei Tarquini; poi se ne liberarono i Latini, che, sostenuti da Aristodemo di Cuma, ad Ariccia, nel 506 a.C., li sconfissero in battaglia. In questo modo, gli avamposti degli Etruschi in Campania rimasero isolati e si indebolirono dopo la sconfitta navale che essi subirono a Cuma nel 474 a.C., andando del tutto perduti nel 423 a.C. con la conquista di Capua da parte dei Sanniti. Al nord la discesa dei Galli travolse i centri etruschi della pianura Padana all'inizio del V secolo a.C.. Nel 396 a.C. Roma conquistava Veio estendendo la sua influenza su tutta l'Etruria meridionale. Per più di due secoli gli Etruschi, su iniziativa dell'una e dell'altra città, ostacolarono l'ulteriore espansione romana. Nel 295 a.C., coalizzati con gli Umbri, i Galli e i Sanniti, furono sconfitti dai Romani nella battaglia di Sentino: nel giro di qualche decennio furono completamente assoggettati da Roma che li incluse, mediante trattati particolari, nella serie dei suoi alleati nella penisola, finché non concesse loro la cittadinanza romana dopo la Guerra Sociale del 90 a.C., mediante la lex Julia dell'89 a.C.

Pur non potendo datare esattamente l’inizio dell’attività viticola da parte degli etruschi, si può supporre che prese piede agli inizi dell’età del ferro, anche se certamente la vite era già conosciuta in epoche precedenti.

Sempre agli Etruschi si devono i primi studi sulle coltivazioni di vite, gli innesti, la creazione di ibridi, la disposizione degli impianti, tanto da essere apprezzati come validi coltivatori in tutto il bacino del mediterraneo.

Gli etruschi erano consumatori d’olio d’oliva di provenienza greca, ma non produttori, la coltivazione dell’ulivo era infatti ancora sconosciuta ai tempi di Tarquinio Prisco 616 a.C. Esportata in Calabria e poi in Sicilia ad opera dei greci, l'olicoltura, prese piede sempre più a Nord ad opera dei Romani.

La donna etrusca, al contrario di quella greca o romana, partecipava attivamente prendendo parte ai banchetti, ai simposi, ai giochi ginnici e alle danze. Degli storici riferiscono che: "mentre a Roma, il pater familias era l'uomo, in Etruria era la donna" (F. Altheim). Per i Romani, in Etruria esisteva una sorta di matriarcato, probabilmente a loro incomprensibile al punto da giungere a calunniare la donna etrusca. La donna inoltre aveva una posizione di rilievo tra gli aristocratici etruschi poiché quest'ultimi erano pochi e spesso impegnati in guerra. Spettava alla donna, in caso di morte dell'uomo, il compito di assicurare la conservazione delle ricchezze e la continuità della famiglia: attraverso di lei avveniva anche la trasmissione dell'eredità.

Una curiosità: gli etruschi conoscevano la forchetta, ne sono state rinvenute identiche a quelle odierne, cioè con i 4 denti incurvati ma con un fusto sottile cilindrico e una pallina in cima. Si suppone però che l'uso non fosse individuale bensì servisse a fermare la carne per tagliarla nel piatto di portata.

Nell'abbigliamento etrusco, i principali tessuti erano la lana, generalmente molto colorata, e il lino, usato nel suo colore naturale. Gli Etruschi usavano abiti adatti per entrambi i sessi, accanto ad altri tagliati espressamente per uomo o per donna.

Un indumento solamente maschile era il perizoma, simile a dei calzoncini, mentre sia uomini che donne, specialmente se avanti negli anni, indossavano indifferentemente lunghe tuniche, talvolta abbinate ad un cappello. Gli etruschi inoltre mostravano particolare interesse per le calzature, realizzate in cuoio o in stoffa ricamata. Molto eleganti erano dei sandali con la punta all'insù dall'aspetto orientale. Il sandalo con base in legno aveva una snodatura al centro che permetteva di piegare il piede. L'eleganza degli etruschi era proverbiale, il motto "vestire all'etrusca" fu in voga fra i romani per indicare grande raffinatezza. Dai rinvenimenti si sa che ricamassero tessuti a filo d'oro.

Le donne, ma anche gli uomini, impreziosivano l'acconciatura e l'abito con gioielli di raffinata fattura (diademi, orecchini, braccialetti, anelli e fibule). I gioielli erano di bronzo, d'argento, d'elettro e d'oro. L'elettro era una lega molto usata d'argento e oro.

Nonostante la perdita della politica, gli Etruschi continuarono però a esercitare anche in seguito una grande influenza in Italia, sul piano culturale, religioso e artistico. Roma, che sotto Augusto aveva fatto dell'Etruria la settima regione d'Italia, subì fortemente la loro influenza, che si fece sentire nelle istituzioni, nei modi di vita, nella lingua (le parole etrusche passate al latino sono innumerevoli, ed alcune sono passate poi nella lingua italiana), nei gusti, nell'amore per il lusso e per i banchetti, le danze e la musica, come si trova attestato nelle pitture tombali.

I giochi gladatori, l´arco, l´uso dell´arco trionfale, alcuni simboli religiosi come il pastorale (ancora oggi usato dalle chiese cristiane), il culto della Triade Capitolina, il simbolo del fascio littorio, il tempio tradizionale romano, lo stile architettonico detto tuscanico sarebbero solo alcuni esempi di contributi della civiltà etrusca a quella romana.


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